“DREAMERS” – Nardini Editore, Firenze 12 sognatori: oggi, Italo Calvino

«Anche sognare ha un suo gusto, un suo sapore; e lascia un’impronta».

“Dreamers”, 12 sognatori: oggi, Italo Calvino

Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985), uno dei narratori italiani più importanti del secondo Novecento, ma anche intellettuale a tutto tondo, di grande impegno politico, sociale e culturale.

Italo Calvino

Prima di scrivere questo sogno…

Prima di scrivere questo sogno sono andata a “trovare” Calvino, ossia mi sono recata in Maremma, a Castiglione della Pescaia, il paese dove lui (aveva la casa a Pineta di Roccammare) trascorreva l’intera estate. Beh, io ci sono andata nel periodo natalizio, e pur se ambiento tutto a fine estate, guardarmi intorno è stato veramente importante.

Il Maestro era anche un grande sognatore, mi sono detta, e non ho avuto dubbi: attraverso la mia mano ci avrebbe raccontato quello maggiormente intrigante.

Come in “Palomar” e in “Ultimo viene il corvo”

L’ispirazione è venuta lì. Tra quel panorama, il mare e gli orizzonti ho “sentito e visto” quanto dal Maestro scritto in due dei suoi testi più famosi (ammesso che ne esistano di meno famosi…): “Palomar” e “Ultimo viene il corvo” (il racconto in questione è “Uomo nei gerbidi”).

Lascio qui un estratto della parte introduttiva.

(…) Il paesaggio intorno è pianura dai colori vivaci, e silenzio. Lo stesso di Palomar: questa è la sua terra di geometrie perfette, di onde, sabbia e boschi. La luce ancora giovane del giorno avanza felice sulle spiagge assolate di fine estate illuminando, oltre l’Elba, un lungo tratto di costa. La riconosco nelle stesse parole di Calvino, in “Ultimo viene il corvo”: “Al mattino presto si vede la Corsica: sembra una nave carica di montagne sospesa laggiù sull’orizzonte” (…)

Ma la voce non è mia, o almeno non è mia nelle intenzioni. E’ quella di un giornalista famosissimo: Enzo Biagi.

Castiglione della Pescaia, panorama

Il sogno raccontato in un’intervista

Sì, Calvino racconterà il suo sogno a Enzo Biagi, durante un’intervista. E lo farà proprio alla Pineta di Roccammare. Siamo nel settembre 1985.

Ecco il giornalista all’arrivo.

(…) Ad aprire è la signora Chichita Singer, moglie dello scrittore; mi accompagna in salotto, e Calvino aspetta seduto sul divano. Non ci sono cuscini, è solo e accerchiato dai libri. Alza gli occhi a guardarmi, sorridente; uguale nelle foto, contorna il viso con le dita: indice alla tempia e medio al mento.

L’immagine di lui che ho sempre avuto. Un po’ vagheggiante. E allora mi dico che glielo chiederò, come sono i suoi sogni.

Italo Calvino
Chichita singer, moglie di Calvino
Chichita singer e Italo Calvino

Calvino, le va di raccontarmi un suo sogno?

Biagi farà ovviamente molte domande (e tutte serviranno a conoscere al meglio il nostro Calvino). Poi comincerà ad “avvicinarsi”, pur prendendola “un po’ alla larga”.

(…) Qual è, per lei, il mondo particolare?

Il mondo fantastico, articolato. Non dico quello dei miei testi, parlandone in maniera generica e non specifica, ma allo stesso modo un connubio tra realismo e gusto dell’inverosimile. Due direzioni opposte che sanno incontrarsi in maniera compiuta. Anche sognare ha un suo gusto, un suo sapore; e lascia un’impronta (…)

Più avanti, sarà diretto.

(…) Calvino, le va di raccontarmi un suo sogno?

Raccontarle un sogno… Sì. Benché si tratterà purtroppo di un’azione diretta, per l’appunto teorica, verbale, usando le parole a disposizione del momento per farmi comprendere. E questo porterà con sé l’approssimazione, l’effimero del parlato. Non possiederà, insomma, l’incantevole definizione di una storia scritta, soprattutto non la stessa precisione stilistica. Eppure al sogno darò un titolo, il titolo è molto importante.

Perché?

Perché è una sequenza.

Questo cosa significa?

Significa tutto, ma glielo svelerò solo dopo, in modo da darle la possibilità di guardare le cose con una certa ottica, all’indietro, attraverso le varie stratificazioni di cui questo sogno è composto, e solo attraverso un preciso svolgimento, cioè la sequenza di cui le parlavo ora, è stato possibile giungere alla forma definitiva. Che non si sarebbe mai resa la stessa, se la sequenza fosse mutata, seppure leggermente. Comunque… è disposto ad ascoltarmi? Potrebbe essere lungo.

Naturalmente. Il titolo?

Un metrò, un tappeto e la luna.

Italo Calvino
Enzo Biagi

“Un metrò, un tappeto e la luna”

Certo un titolo molto originale, questo. Ma vediamolo, almeno per un pezzettino, nel suo svolgimento.

(…) Non ricordo a quale fermata è salita una signora, e si è seduta accanto a me. Solo adesso il sogno cominciava a uscire dalla sua imprecisione brumosa e mi trasmetteva l’esatta percezione di quel viso e di quel corpo, mai visti, dico, ma che portavano comunque con loro il peso dell’abitudine, capace di comunicarsi anche a me, benché fossi sicuramente al primo incontro. Una donna giovane e attraente, profumata, i capelli rossi le scendevano sulle spalle dritti e rapidi; un trucco forte e preciso realizzato sugli occhi e sulla bocca; vestiva un elegante tailleur blu a righe bianche.

Siamo sul metrò, ovviamente, però… che ruolo ricoprirà questa donna nel sogno di Calvino? Beh, per prima cosa…

Non aveva la borsetta, ma sotto il braccio portava un vecchio tappeto arrotolato, frangiato e polveroso, di una specie di rosso ormai sbiadito e disegnato a cerchi (…).

Un metrò. Un tappeto. E la luna? Cosa c’entra la luna? E cosa intende Calvino per “sequenza”?

Facile saperlo, basterà leggere “Dreamers”!

Per leggere l’articolo sui “Dreamers” mariarosariaperilli.com/i-miei-libri/dreamers/

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